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10 novembre 2009

Storia in Pillole: Tarquinio Prisco, il quinto re di Roma

Alla morte di Anco Marzio, avvenuta nel 616 a.C., salì al trono un Etrusco proveniente da Tarquinia: Tarquinio Prisco.

Figlio di un esule dell’Isola di Corinto, in Grecia, Tarquinio visse con difficoltà nella sua città natale in quanto veniva spesso osteggiato dai suoi concittadini per via delle sue origini. Ciò gli negava molte possibilità di ricoprire incarichi pubblici. Vedendo in Roma una città aperta agli stranieri, indipendentemente dalle origini, il giovane Lucumone (il nome etrusco del futuro re) partì con la moglie Tanaquilla in cerca di opportunità.

Quando arrivò nell’Urbe, secondo la leggenda, un’aquila passò proprio sopra la sua testa e gli afferrò il cappello, portandoselo via. Qualche istante dopo, però, l’aquila ritornò e lasciò cadere il copricapo del giovane etrusco proprio sulla sua testa.
La moglie di Lucumone interpretò l’avvenimento come un segno propizio per suo marito e lo incitò a farsi strada nella nuova città. Lucumone, per prima cosa, cambiò il suo nome nel più romano Lucio, e aggiunse l’appellativo di Tarquinio. “Prisco” sembrerebbe invece un’aggiunta fatta dagli storici per distinguerlo dall’ultimo re, Tarquinio il Superbo.

Il giovane etrusco entrò subito nelle grazie dell’allora sovrano Anco Marzio, che dapprima affidò la protezione dei suoi figli, poi lo adottò e infine lo avviò alla carriera politica, tanto da indurre il popolo a sceglierlo come successore al trono.
Una volta al potere, Tarquinio concentrò i suoi sforzi contro le popolazioni vicine, attaccando prima i Sabini, poi i Latini e gli Etruschi, e infine le altre città limitrofi. Le sue guerre servirono soprattutto a rimpinguare le casse dello stato, oltre ad allargarne i confini. Tra le riforme più importanti vi è l’aumento dei membri dell’Assemblea Centuriata e l’introduzione di ulteriori cento membri del Senato.

Famose sono le opere condotte durante il suo regno, dall’edificazione del Circo Massimo per offrire al popolo un luogo più adatto a seguire i giochi e le gare, alla costruzione della Cloaca Maxima per bonificare radicalmente la zona del Foro (ancora oggi alcune condutture della Cloaca Maxima sono perfettamente funzionanti). Come Numa Pompilio, anche Tarquinio Prisco era attento alla religione, pertanto fece costruire il famoso Tempio di Giove Capitolino e introdusse per la prima volta la parata del Trionfo entro le mura di Roma.

Tarquinio Prisco morì nel 579 a.C. mediante un complotto organizzato da uno dei figli di Anco Marzio. Tanaquilla, però, che era una donna ambiziosa e avvezza al potere, riuscì a fare eleggere, come successore del marito, suo genero Servio Tullio, che divenne così il sesto re di Roma.



Un recente articolo di Repubblica segnala il ritrovamento di una tomba etrusca risalente al settimo secolo a.C. che ricondurrebbe, secondo i responsabili degli scavi, a un'antica famiglia etrusca a cui apparteneva il re Tarquinio Prisco.

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7 novembre 2009

Monumenti del Foro Romano: La Curia

Curia Proseguendo sulla via Sacra, oltre il tempio di Antonino e Faustina e la Basilica Emilia, ci troviamo di fronte a un edificio conservato piuttosto bene, nonostante il passare dei secoli: La Curia Romana. La Curia rappresentava la sede del Senato Romano e la tradizione attribuisce la fondazione della stessa a Tullo Ostilio, dal quale prese il nome di Curia Hostilia.

In principio però, la sua posizione non era quella odierna, ma fu trasferita nell’edificio attuale da Giulio Cesare e la sua morte nel 44 a.C. fece in modo che i lavori venissero sospesi, che alla Curia venisse dato il nome di Curia Iulia e che la sua costruzione fosse finita nel 29 a.C. dall’imperatore Augusto.
Fu distrutta e restaurata più volte: per l’incendio del 64 d.C. (restaurata poi da Domiziano nel 94) e per l’incendio del 283 d.C. (restaurata poi da Diocleziano nel 303). A questi lavori risale la struttura visibile oggi, anche se nel 630 d.C. Onorio I la trasformò nella Chiesa di Sant’Adriano, demolita poi negli anni ‘30 per portare alla luce l’edificio.

La Curia è a pianta rettangolare, e misura 21 metri di altezza, 27 di lunghezza e 18 di larghezza come previsto dal canone di Vitruvio per le curie. La copertura in legno che si vede adesso è  moderna. In passato era invece a travature piane.curia interno

La pavimentazione è stata  ricostruita parzialmente con marmi antichi, secondo la disposizione di epoca dioclezianea, come pure la decorazione architettonica delle pareti, scandita da nicchie che ospitavano statue, inquadrate da colonnine su mensole. Le pitture bizantine invece, visibili sulla facciata opposta, risalgono alla trasformazione in chiesa. L'aula è divisa in tre settori, con a destra e sinistra tre gradini larghi e bassi, dove erano collocati i circa trecento seggi per i senatori. Sulla parete di fondo, tra le due porte, è ancora visibile il basamento per la presidenza, dove è collocata anche la base della statua della Vittoria, sulla quale i senatori giuravano fedeltà alla Repubblica.

Curia interni2 I due rilievi esposti all’interno della Curia, alla destra di chi vi entra, non appartengono all’edificio, ma sono stati ritrovati al centro del Foro. Essi vengono chiamati plutei o anaglifi di Traiano e, molto probabilmente, appartenevano a una tribuna eretta al posto della statua equestre di Domiziano e illustrano scene risalenti al principato di Traiano: quella di sinistra una Scena del condono dei debiti ai cittadini (incompleto), mentre quello di destra ha L'istituzione degli "alimenta" (i prestiti agricoli a basso interesse per il sostentamento dei fanciulli poveri). Vi si riconosce in entrambe la statua di Marsia accanto alla Ficus navia, già centro della piazza, e il lato meridionale della medesima. In quello di sinistra si vedono (da destra) i Rostri, il tempio di Vespasiano e Tito (con l'ordine corinzio), un arco, forse del Tabularium, il Tempio di Saturno (ionico), il vuoto del Vicus Iugarius e le arcate della basilica Giulia. In quello di destra si vedono invece la continuazione della basilica Giulia, l'arco di Augusto, i Rostri del tempio del Divo Giulio; l'imperatore è raffigurato davanti alla basilica Giulia seduto su un podio, forse lo stesso dal quale provvengono i rilievi. Sul rovescio di entrambi sono raffigurati gli animali sacrificali delle solennità romane: maiale, pecora e toro.

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2 novembre 2009

Monumenti del Foro Romano: La Basilica Emilia

Proseguiamo la nostra visita immaginaria tra i suggestivi monumenti del Foro Romano. Abbiamo visto, negli ultimi due post, il tempio di Antonino e Faustina e la Basilica di Massenzio.
Ora torniamo sulla via sacra e, dopo il tempio di Antonino e Faustina, scopriamo alcuni resti di un grosso edificio e alcune colonne ancora in piedi: si tratta dei resti della famosa Basilica Emilia.

La Basilica Emilia è uno dei pochi edifici giunto fino a noi dall'epoca repubblicana, vista la scomparsa della basilica Porcia, la Sempronia e la basilica Opimia.

La scopo principale di questi edifici era il favorire le funzioni amministrative, giuridiche e sociali anche nelle stagioni invernali o quando le condizioni meteorologiche non consentivano il loro regolare svolgimento all'aperto. Erano simili alle moderne Borse, o ai moderni Tribunali.

La Basilica Emilia fu costruita nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e da Marco Emilio Lepido. Inizialmente era infatti denominata Basilica Fulvia, ma in seguito, quando la gestione fu amministrata dalla gens Emilia, prese il nome di Basilica Emilia.
Gli Emilii sottoposero la Basilica a numerosi restauri nel corso degli anni. Il più famoso fu quello di Marco Emilio Lepido (omonimo del censore) che inserì i ritratti dei suoi antenati sulla facciata che da' sul foro e fece aggiungere alcune colonne in marmo africano al colonnato interno.
I restauri successivi furono sempre eseguiti dalla stessa famiglia, anche se economicamente supportati da terzi (ed esempio da Giulio Cesare o da Tiberio).
L'ultimo restauro risale al 410 d.C. in seguito al sacco di Roma compiuto dai Visigoti di Alarico.

Originariamente, la Basilica era costituita da tre navate, delineate da due file di colonne. Ma la struttura finale misurava 70x29 m. e comprendeva quattro navate: due sul lato nord e una sul lato sud, mentre quella centrale (più grande) era larga circa 12 m. ed era su un piano leggermente rialzato ed era illuminata da finestroni molto grandi.

Nella Basilica sono stati ritrovati parti del pavimento in marmo e frammenti di un fregio, sempre in marmo, che correva lungo l'architrave interna ed era adornato di figure mitiche raffiguranti scene delle origini di Roma: La gioventù di Romolo, La Fondazione della Città, il Ratto delle Sabine e l'Uccisione di Tarpea.

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