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14 agosto 2010

Visitare Roma: Tour virtuale dei Musei Capitolini


Premesso che nulla sostituisce una visita a Roma dal vivo, vorrei segnalarvi una grandiosa iniziativa del sito museiincomuneroma.it

Si tratta di una visita virtuale dei Musei Capitolini completamente interattiva e multimediale, in cui ci si può muovere liberamente per i musei e 'avvicinarsi' alle opere in essi contenuti molto comodamente da qualunque parte del mondo.

Sul sito si legge che:

Il Virtual Tour è realizzato in altissima risoluzione ed è fruibile anche in modalità a tutto schermo.

In totale sono 45 gli ambienti censiti per 71 hot spot (punti di vista) differenti. In ogni sala si accede ad una sezione multimedia contenente la galleria fotografica, l’audio guida e il video descrittivo dell’ambiente. Per muoversi all’interno del Museo è possibile utilizzare le mappe interattive che localizzano gli hot spot, il menu a tendina in alto a sinistra oppure cliccando sulle frecce posizionate all’interno degli ambienti.
Tutti i contenuti del Virtual Tour sono stati indicati dalla Direzione dei Musei Capitolini per arricchire l’esperienza dell’utente durante la navigazione.

Cura scientifica Musei Capitolini (Sistema Musei Civici Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma)


Potete raggiungere il sito, e iniziare la visita direttamente cliccando qui.

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La cucina dell'Antica Roma: Il fegato cotto alla brace


Propongo oggi un'altra delle tante ricette giunte sino ai nostri giorni grazie al libro "De re Coquinaria" di Marco Apicio: Il fegato cotto alla brace.


Ingredienti:
Fegato di maiale
Aceto
Pepe macinato
Foglie di alloro
Budelli di Maiale

Preparazione:
Tagliare a pezzetti il fegato e metterlo in una salsa composta da aceto, pepe macinato, sedano tritato e alloro. Lasciare il tutto a macerare per qualche ora.
Ritirare i pezzi del fegato, salarli, peparli e inseirli nei budelli di maiale, avendo cura di chiuderli bene.
Cuocere il tutto su una griglia.


Curiosità: la parola fegato deriverebbe proprio dal termine "ficatum" e fu coniato dai Romani per sostituire l'originale "iecur" quando iniziarono a usare i fichi sia per ingrassare gli animali che per insaporire il fegato (iecur ficatum).

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24 luglio 2010

Monumenti del Foro Romano: il Tempio del Divo Giulio

Scrivo oggi di un luogo in cui tutti gli amanti della Storia di Roma dovrebbero fermarsi per alcuni minuti e rendere omaggio a uno degli uomini più importanti che siano mai esistiti: Giulio Cesare.
Il tempio, che si trova nell'estremità orientale della piazza del Foro, tra la Basilica Emilia e il Tempio di Castore e Polluce, fu eretto nel 29 a.C. dall'Imperatore Augusto (suo figlio adottivo) e dedicato a Giulio Cesare divinizzato (si tratta del primo caso a Roma di divinizzazione dopo quella di Romolo).

Esso sorge proprio sul luogo dove il corpo di Cesare fu cremato, presso la Regia, dov'egli aveva vissuto da Pontefice Massimo.

Oggi, del Tempio, non resta altro che il basamento, ma in origine era costituito da una cella su un podio in cementizio, in origine rivestito esternamente da un paramento in opera quadrata di blocchi di tufo, a sua volta ricoperto da lastre di marmo, cui si accedeva da due scalinate laterali, con un pronao a sei colonne corinzie sulla fronte e due sui lati.
I rostri, invece, che erano stati prelevati dalle navi di Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio del 31 a.C. erano stati posti di fronte a una tribuna per gli oratori davanti al podio.

La cella ospitava al suo interno la statua di culto di Giulio Cesare divinizzato, con una stella sulla fronte: in occasione della morte di Cesare era stata infatti vista una cometa (sidus Iulius), il cui passaggio era stato considerato come segno della sua divinità.

All'interno della cella erano state collocate diverse opere d'arte: un quadro del celebre pittore greco Apelle raffigurante l'Afrodite anadyoméne ("sorgente dalle acque"), in riferimento alla mitica progenitrice della gens Giulia. Il quadro venne rimpiazzato all'epoca di Nerone perché si era danneggiato.

Il Tempio è collegato concettualmente (un tempo lo era anche fisicamente) alla Basilica Emilia dal portico dedicato a Gaio e Lucio (i nipoti di Augusto) e al Tempio di Castore e Polluce (identificati con i fratelli Tiberio e Druso) dall'Arco augusteo dedicato alla vittoria di Azio. Tutto questo per esprimere la volontà dell'imperatore di far risuonare il nome della gens Giulia (a cui egli apparteneva) proprio nella piazza centrale del Foro.

L'edificio è raffigurato sul rovescio di alcune monete del 37-34 a.C.

Oggi il Tempio del Divo Giulio appare come un tumulo informe di terra. Ma ancora oggi, dopo più di duemila anni, il luogo viene omaggiato dalle più alte cariche dello Stato, in onore di un grande uomo che aveva scritto una delle pagine principali della Storia di Roma e d'Italia.

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